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rappresentativi, e titolati, dello sport italiano.
A parte la classe naturale, aveva un feeling straordinario con lo sport
che praticava in allegria. Come un gioco: oltre il gesto tecnico ha dato
grandissima importanza al comportamento individuale e all'ideale di
squadra. Come dire, è stato "tedesco" nella preparazione, ma senza mai dimenticare lo "spirito" napoletano che era innato in lui. Nuotatore dotato di una acquaticità sorprendente, ha fatto collezione di titoli italiani nello stile libero (200,400 e 1500 metri) e, sopratutto, nel delfino, la specialità più massacrante, nella quale conquistò il primato europeo dei 200 metri. Il "delfino"trovò in Fritz un interprete d'eccezione: la sua bracciata era
insieme armoniosa e potente, come il battito delle ali di un airone. Come
pallanuotista fantasioso e micidiale nel tiro, conquistò il pallone d'oro
che è il massimo riconoscimento mondiale. ![]() Ha partecipato a cinque olimpiadi e a Roma '60 sfiorò il podio nella finale dei 200 delfino. Come allenatore in pochi anni impose i suoi metodi e "fece scuola" inventando la zona acquatica per consentire ai "piccoli" italiani di battere, in fantasia e strategia, i colossi dei paesi dell'Est europeo. La Nazionale guidata da lui sfiorò il titolo mondiale, ma la "sua" Canottieri conquistò la Coppa dei Campioni con un gioco collettivo di straordinaria efficacia.
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